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LETTURE RECENTI

Padre Pio - Miracoli e politica nell'Italia del Novecento - Sergio Luzzatto
Fu il 20 settembre 1918, in uno sperduto convento del Gargano, che padre Pio da Pietrelcina vide iscriversi sul proprio corpo le cinque piaghe di Gesú. Non era un momento qualunque nella storia d'Italia. Alla carneficina della Grande Guerra si era aggiunta l'ecatombe dell'influenza spagnola. Perciò, il "crocifisso vivo" venne investito da una smisurata offerta di preghiera e da un'accorata domanda di grazia. Ma suscitò anche una sorda diffidenza e un'aperta resistenza. La diffidenza dell'Italia laica, nell'infuocato clima politico del "biennio rosso". La resistenza del Vaticano, ostile alle forme piú spinte di religiosità carismatica.

Così, fin dagli anni Venti la storia di padre Pio si intrecciò strettamente con la storia della Chiesa e con la storia d'Italia. Denigrato dal frate-medico Agostino Gemelli, e quasi perseguitato dai presuli del Sant'Uffizio, il cappuccino con le stigmate trovò potenti difensori all'interno del Partito nazionale fascista. Seguirono decenni di vicende gravi e perfino rocambolesche, tra conversioni e ritorsioni, pellegrinaggi e sciacallaggi, congiure ed abiure, finché l'avvento al soglio pontificio di Pio XII non permise il pieno dispiegarsi del culto garganico. Ma neppure allora la storia poté dirsi finita. Giovanni XXIII scatenò contro padre Pio un'ultima offensiva, prima che il papa polacco ne riconoscesse le virtú e lo elevasse agli altari.


Il libro nero - Orhan Pamuk
In una Istanbul labirintica e malinconica descritta con straordinaria vivezza e precisione, un giovane avvocato, Galip, parte alla ricerca della moglie scomparsa. Prima di lasciarlo, Ruya ha scritto una lettera d'addio, e al di là delle diciannove, vaghe parole contenute nel messaggio, Galip è colpito dal fatto che la moglie abbia usato una biro verde. Una biro come quella che Galip aveva perso in mare quand'era bambino durante una gita in barca con Ruya, e che Celal, fratellastro di Ruya, aveva inserito in una magistrale puntata della sua rubrica sul "Milliyet" dove immaginava tutti gli oggetti che sarebbero venuti alla luce "il giorno che il Bosforo andrà in secca".

Tutto a Istanbul è inestricabilmente legato, e come in un sogno tutto può assumere un altro significato e ogni nome diventare pseudonimo. Celal è un giornalista importante, amato e odiato, ma comunque molto letto. Dice di sé che avrebbe preferito occuparsi soltanto di argomenti solenni, battaglie decisive e amori infelici. Si ritrova invece a essere uno scrittore 'pittoresco', impegnato in un'opera enciclopedica di ricostruzione della città, attraverso gli oggetti della modernità dai nomi occidentali e quelli polverosi e mezzi rotti della tradizione ("le cose che ci siamo lasciati alle spalle"). Ma Celal non può aiutare Galip nella sua indagine perché è scomparso anche lui. Il giovane avvocato s'improvvisa detective e cerca la moglie e il giornalista senza troppa convinzione, o forse con la paura di scoprire ciò che non vorrebbe mai venire a sapere. Forse il suo destino è già tutto contenuto nelle vecchie puntate della rubrica di Celal, forse quei pezzi sul "Milliyet " contengono la storia presente e futura della città e di tutti i suoi abitanti. Pubblicato nel 1990 e tradotto in questa edizione per la prima volta dall'originale, "Il libro nero" è il romanzo con cui Orhan Pamuk si è imposto all'attenzione dei lettori di tutto il mondo. Conferendogli il Premio Nobel per la letteratura 2006, i membri dell'Accademia svedese hanno scritto che ""Il libro nero" è un'odissea attraverso un'Istanbul notturna piena di geni e presenze impalpabili, una città dove le storie inventate sembrano piú credibili di quelle vere, e la verità è un'ombra sul muro".


Perchè non possiamo essere cristiani - Piergiorgio Odifreddi
"La prima stazione della nostra via crucis è l'inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell'uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli l-XI del 'Genesi'." Comincia così questo straordinario viaggio che il matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l'affermazione che quello della Bibbia è l'unico vero Dio una bestemmia nei confronti di Colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l'Intelligenza dell'Universo e l'Armonia del Mondo.

Come cittadino, afferma che il Cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l'anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. Come autore, infine, legge l'Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla Ragione ciò che è della Ragione e facendo emergere dai testi la Verità: ovvero, dice Odifreddi, che "Mosè, Gesù e il Papa sono nudi".


L'ospedale dei dannati - Stanislaw Lem
Considerato lo studente più intelligente della Polonia meridionale, quando nel 1939 i nazisti invasero il suo paese, Stanislaw Lem dovette pagare un falsario per occultare le sue origini ebraiche, trasfigurando così il suo presente e il suo passato. Si fece assumere come meccanico in un'officina dove escogitò una serie di guasti a scoppio ritardato che i tedeschi subirono senza mai riuscire a risalire al responsabile. Partecipò attivamente alla resistenza e all'organizzazione creata per convogliare nel ghetto cibo e medicine. A partire dalla sua terribile esperienza, Lem scrisse tra il 1948 e il 1950 questa storia ambientata in un ospedale psichiatrico,

una sorta di inferno governato da un direttore crudele, dove si è rifugiato a lavorare il giovane medico protagonista. Attorno all'ospedale impazza l'altro inferno, quello spietato dell'occupazione nazista. A un certo punto, alla ricerca di alcuni ebrei che si sospetta si facciano passare per malati di mente, questo secondo inferno abbatte le porte del primo. Tale descrizione della guerra, associata a quelle di pratiche crudeli verso i malati di mente, non piacque alla censura polacca.


In società - Tommaso Landolfi
«Io ho una gamba di legno. Ragion per cui odio le donne»: così esordisce il protagonista di «L'eterna provincia» prima di travolgerci col disegno di una gelida vendetta: farà innamorare alla follia una donna e poi la umilierà con lo strumento della sua stessa menomazione per punire, attraverso di lei, tutte le donne. Ma al momento decisivo, quando la prescelta sarà nuda e pudica di fronte a lui, l'imprevedibile accadrà. Nella vita, del resto, tutto è incerto. contraddittorio. Persino gli affetti familiari e la letteratura offrono solo irragionevoli appigli, talché in «I due figli di Stefano» allo scrittore che ha appena perso il figlio indesiderato, un tesserino mostruoso e infernale, non resta che contemplare anche il naufragio del poema drammatico cui era affidata la speranza di sfuggire alla realtà quotidiana; e il «La dea cieca o veggente» la poesia è ridotta a gioco combinatorio, a roulette alla rovescia. La silloge di tredici racconti «In società» è apparsa per la prima volta nel 1962.


CESARE PAPIANI - AUTORE
Cesare Papiani è, ormai da molti anni, autore di racconti brevi e poesie. Un po' di chiacchiere che occupino spazio e magari altre chiacchiere. Una recensione di alcuni dei suoi ultimi lavori è disponibile al sito ...
Alcuni dei suoi testi sono stati messi in scena dall'attore e regista Gabriele Goria. In questo periodo sono in tournée teatrale le seguenti sue opere:
"La Notte delle Vole" (con Gabriele Goria e Maija Rissanen; regia di Gabriele Goria),
e "Luna Park" (con Gabriele Goria e Maija Rissanen; regia di Gabriele Goria) presso la compagnia Anna Bolens.
“Il re e il prigioniero”, “Facce Note”, “L’Ascensore”, “Luna Park”, “Il suo Odore”, “Nella Pozza”, “Il Giorno delle Vole”: questi i titoli dei racconti scelti per andare a comporre lo spettacolo “Luna Park”.
Ognuno di essi si presta a una doppia lettura: da un lato storie fantastiche, talvolta piccoli quadri che dipingono uno stato d’animo; dall’altro ecco apparire, sotto la superficie narrativa, un’apertura sugli interrogativi ultimi della vita. Il tutto dosato con intelligenza da una accattivante e umanissima ironia.
Mantenendo intatti i testi originali, i racconti si presentano a modo di brevi monologhi. La cornice musicale, creata ad arte daDavide Jervolino, accompagnerà lo spettatore in un viaggio che vedrà alternarsi atmosfere di sogno, storie quotidiane, ricordi lontani.
Gabriele Goria (diplomato presso l'Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Roma) è accompagnato sulla scena da Maija Rissanen, attrice e cantante lirica finlandese.

AUTORI PARENTI

Nonno Ennio racconta - Ennio Pistoi
Nato inizialmente come un racconto di un nonno ai propri nipoti, il testo narra le vicende di una famiglia antifascista negli anni compresi tra la dittatura e la fine della seconda guerra mondiale. Si tratta di vicende di Resistenza, per lo più ambientate a Torino, vissute in prima persona dall'autore (partigiano decorato al Valor Militare) che affermano gli ideali di libertà e giustizia e che vogliono catturare l'attenzione del lettore di ogni età "perché quella di nonno Ennio è stata molto più che una storia: essa è stata, in parte, la storia che si studia sui libri, ma anche il racconto delle cronache famigliari; è stata la favola di popoli e paesi lontani", come scrive la figlia Adriana nella nota introduttiva.


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Ultimo aggiornamento: 7-04-2007